giovedì 20 luglio 2017

L'idea vincente del liberalismo classico e l'errore fatale del libertarismo

Qualche giorno fa, alcuni amici libertari hanno proposto e fatto circolare un vecchio articolo di J.H. De Soto dal titolo "L’idea vincente del libertarismo e l’errore fatale del liberalismo classico"
Forse per ingenuità, ma per questa volta mi azzardo ad affrontare, da dilettante della scienza della politica, un accademico titolato e le sue tesi.


giovedì 4 maggio 2017

Le idee hanno conseguenze

Le idee hanno conseguenze, e idee piccole, per non dire infime, possono avere enormi conseguenze. E' quello che capita nella vita della società quando certe idee si impossessano delle menti.
Di Carlo Annoni

sabato 25 marzo 2017

La Ue e le aspettative fuori luogo di tanti antieuropeisti e europeisti

L'errore di un certo antieuropeismo ma anche di un certo europeismo è pensare l'Europa come un grande stato italiano, dove si dispensano pensioni, rendite e privilegi, e non comprendere che la Ue è un grande campionato tra stati sovrani (quelli europei) che concordano regole comuni pacifiche per affrontarsi in campo. In molti antieuropeisti, ma anche in molti europeisti, purtroppo, vedo soltanto la nostalgia del baraccone italiano su scala continentale.
Come in questo paese si è smarrita completamente la complementarietà tra libertà e responsabilità, e tra diritti e doveri, così si proietta questo proprio mondo "interiore" sull'Europa per condannarla, gli antieuropeisti che colgono l'impossibilità di questa aspirazione, e alcuni europeisti, che si illudono della fattibilità di questa aspirazione. Sarebbe meglio pensassimo a giocare e bene le partite possibili, invece che perdersi nella sterile critica delle regole del gioco.

martedì 24 gennaio 2017

Primarie, una opzione per contrastare la decadenza della politica

"trasformare le prossime elezioni comunali piacentine in una esperienza non scontata: darsi regolamenti seri e chiari, e aprire una competizione interna che porti a delle primarie da cui far emergere i candidati sindaci di ciascuno schieramento"
Intervento di Carlo Annoni pubblicato su quotidiano "Libertà" di Piacenza il 22 gennaio 2017 


sabato 17 dicembre 2016

Perché l’Italia uscirà dall’euro

A dispetto delle parole spese quotidianamente dai governanti italiani, i fatti vanno in una direzione che costringerà l'Italia a uscire dall'euro.
 L’Italia, sarà bene iniziare a capirlo, non uscirà dall’euro attraverso un percorso decisionale, ma perché costretta a uscire dall’euro perché impossibilitata a rimanerci, e questo a prescindere dalle intenzioni dei futuri governanti italiani.

Di Carlo Annoni.
Pubblicato su finanza & lambrusco il 15 dicembre 2016.

giovedì 30 giugno 2016

Le lezioni della brexit

Cosa possiamo imparare dalla brexit?
La brexit dimostra la decadenza delle élite britanniche rimaste imprigionate nei giochetti di potere condotti con l'arma della demagogia. A giocare di demagogia si finisce preda dei demagoghi. Lezione ovviamente universale e di grande attualità nella crisi delle elite occidentali.
Altra lezione possibile? quello che la brexit ha mostrato è l'eterna minaccia della hybris, con un popolo ripresosi miracolosamente dalla perdita dell'impero e di nuovo insuperbitosi perdendo lucidità.  
E infine a palesarsi oggi c'è la crisi della democrazia, che per non degenerare in un regime di demagogia, ha bisogno di una aristocrazia politica, intellettuale e civile che ne temperi le possibili degenerazioni.
Da Tucidide a Tocqueville non mancano gli avvertimenti sul lato oscuro della democrazia. E siamo ancora a parlare di crisi delle elite occidentali.

Carlo Annoni
28 giugno 2016

martedì 21 giugno 2016

Non ci sono scorciatoie istituzionali (e tanto meno) costituzionali allo sviluppo politico

L'ennesimo tentativo di forzatura istituzionale (tra costituzione e sistemi elettorale) difficilmente partorirà quell'ordine politico agognato dagli sponsor - più o meno occulti - di Renzi. Se pensiamo che sia una riforma delle istituzione a determinare sviluppo politico, cioè a invertire la tendenza alla erosione del potere in corso in Italia da decenni, sbagliamo di grosso.
Ci si dimentica che non sono state regole e leggi costituzionali a sortire momenti di creazione di potere (vedi fascismo) ma esattamente l'opposto. Quindi, pensare che sia una legge elettorale Acerbo 2.0 più un intervento complementare sulle istituzioni a ridare forza al potere, è ribaltare i nessi causali.
Il problema vero, è che uno Stato ipertrofico e baraccone, tende a creare partiti-stato o comunque partitocrazie che, per loro natura, sono aggregazioni di interessi, temporanei in genere, di gruppi, cricche, corporazioni, caste; e le aggregazioni di interessi di una società complessa sono naturalmente instabili. Ora, sono i partiti la sorgente del potere, nel mondo degli stati moderni, e partiti così assemblati, difficilmente producono potere, molto più facile ne consumino. Più che partiti, quelli nazionali sono poco più che sartorie di casacche e compagnie di taxisti.
Ricordo che “il potere deve essere diviso o collocato, ma deve anche essere prodotto ed ha funzioni collettive e distributive. È la capacità di mobilitare le risorse della società per il raggiungimento dei fini stabiliti con un impegno pubblico. È la mobilitazione, soprattutto, dell'azione delle persone e dei gruppi, che è vincolante in virtù della loro posizione nella società.” [Parson]